Le Sacre du printemps di Pina Bausch

di Isabella Rossi

Al Festival dei Due Mondi di Spoleto 2022, in scena il 24 Giugno un doppio programma: Le Sacre du printemps di Pina Bausch e Common grounds di Germaine Acogny e Malou Airaudo

Per la prima volta interpretato da una compagnia di danzatori africani, va in scena al Festival dei Due mondi di Spoleto 2022, Le Sacre du printemps di Pina Bausch, originariamente terza parte della Serata Stravinskij, Das Frühlingsopfer, che tuttavia, subito dopo il debutto, il tre dicembre 1975, assunse vita propria diventando uno dei lavori maggiormente rappresentati e di maggior successo della compagnia Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. Il mitico e per i tempi “scandaloso” balletto coreografato da Vaslav Nijinski sulle musiche di Igor Stravinskij che, insieme al pittore Nikolaj Roerich, curatore dei costumi e delle scene, sviluppò il soggetto, venne rivisitato da Pina Bausch sotto vari aspetti.

Elemento “terra”

Si introdussero zolle di terra a ricoprire il suolo, come elemento scenico prevalente ma non solo quello. La terra era il fulcro, l’elemento cardine, l’elemento dominante ed ordinante dell’intera pièce. Rimandava al sacrifico propiziatorio nel mito che parla dell’avvicendamento delle stagioni. Forniva una diversa fisicità al movimento, entrando di fatto nella scrittura coreografica. La sua immanenza incontrastata si declinava anche alla rappresentazione dell’arena, fornendo campo all’eterna lotta fra i sessi. E ancora la terra, incollata agli abiti, alle mani e ai corpi dei danzatori rappresentava e rappresenta una sfida all’esecuzione coreografica che ogni danzatore deve accogliere in sé, ad ogni rappresentazione. Ma la genialità di Bausch andava oltre. Proprio nella terra è racchiusa una simbologia più profonda e ancestrale, quella del femminile sacro venerato dai popoli per migliaia di anni. La terra come simbolo della Grande madre generatrice di vita e dispensatrice di frutti dispiegava il suo più ampio valore simbolico rappresentando al contempo un’opposizione, visibile traccia di una tensione reale tra testo drammatico e messa in scena.

In linea con Linke e Hoffman

Una scelta, per l’altro, perfettamente coerente con la ricerca sul femminile, la sua valorizzazione e la sua strenua riabilitazione, inspirata dai movimenti femministi degli anni ’70, che in DasFrühlingsopfer avvicina Bausch a Susanne Linke e Reinhild Hoffman. Anche loro pioniere del Teatrodanza ed allieve di Kurt Joos alla scuola di Essen. Rinunciando ad ogni rimando ai rituali pagani della Russia antica narrati ne La sacre di Nijinskij- Stravinskij e Roerich, la pièce di Bausch incentrò infatti l’esecuzione sul sacrificio della giovane donna, colei che erediterà la veste rossa.

Il contributo dell’École des Sables

È quello il simbolo del sacrificio programmato da una società che tramanda culturalmente l’odio verso la donna rinnegando la sua antica sacralità. E così nello spettacolo andato in scena il 24 giugno al Teatro Menotti di Spoleto i bravissimi danzatori (Rodolphe Allui, Sahadatou Ami Touré, Anique Ayiboe D’Aquin Evrard Élisée Bekoin, Gloria Ugwarelojo Biachi, Khadija Cisse, Sonia Zandile Constable, Rokhaya Coulibaly Inas Dasylva, Astou Diop, Serge Arthur Dodo, Estelle Foli Aoufice Junior Gouri, Luciény Kaabral, Zadi Landry Kipre, Bazoumana Kouyaté Profit Lucky, Vuyo Mahashe, Babacar Mané, Vasco Pedro Mirine Stéphanie Mwamba, Florent Nikiéma, Shelly Ohene-Nyako, Brian Otieno Oloo Oliva Randrianasolo (Nanie), Asanda Ruda, Amy Collé Seck, Pacôme Landry Seka Gueassa Eva Sibi, Carmelita Siwa, Amadou Lamine Sow, Aziz Zoundi) dell’École des Sables, centro internazionale di danza africana contemporanea e tradizionale, fondatada Germaine Acogny e diretta da Helmut Vogt, infondono di grande energia e bellezza, ma anche apportando alla coreografia una sensibilità maturata attraverso la danza africana contemporanea e tradizionale, il riallestimento della coreografia, sotto la direzione artistica di Jo Ann Endicott, Jorge Puerta Armenta e Clémentine Deluy.

Tensioni fra opposti

Uomini e donne danzano separatamente, rendendo palpabile la tensione tra gli opposti che è costrutto sociale e programma culturale. Ma se da un lato l’abito, rosso testimone di sangue e sacrificio, antico testamento culturale vigente, genera orrore e disperazione fra le ragazze, che se lo passano esprimendo con intensa drammaticità la sofferenza generata dal contatto con il simbolo della loro condanna (che raggiungerà soltanto la prescelta al sacrificio). Dall’altro, in opposizione per tutto il tempo, c’è proprio la terra, allegoria di una visione altra. Ed è forse nell’analisi semiotica dello spettacolo che il suo significato catartico riecheggia come un messaggio salvifico, superando un destino scritto dal mito ma contraddetto dalla scena. E’ nella terra che un messaggio ancestrale ed immanente torna a galla, sconvolgendo attraverso la danza la scrittura del testo.

27/06/2022

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