pandemia e psicologia

Pandemia e psicologia. Lo scorpione e la tartaruga. Che cambierà il mondo

Pandemia e psicologia: cause e rimedi al malessere mondiale durante e dopo il covid-19 (Sars-cov). Ci hanno insegnato che pensare non serve e tanto meno su larga scala. Che siamo solo formiche, piccoli insignificanti esserini senza voce, persi in un mare di fakenews e capaci al massimo di ripulire le briciole sotto il banchetto dei potenti. Ma la Pandemia 2020 (covid-19, Sars-cov) è una tragedia piena di nessi, di cause ed effetti legati alla sovranità di un sistema circolare, al quale noi tutti siamo invece chiamati a dare il nostro contributo. Non uno di meno ad esempio è chiamato ai tempi del Covid19 ad astenersi da contatti e circolazione, perchè ogni contagio potrebbe avere effetti gravissimi sulla salute di altre persone. E allora, adesso che siamo fermi, proviamo a capire da dove ricominciare a costruire un cambiamento che renda migliore le cose per tutti. Per immaginarlo possiamo intanto ripartire da un’antica fiaba, attribuita ad Esopo, nella variante che ha come protagonisti la tartaruga e lo scorpione.

La tartaruga e lo scorpione. Pensare il cambiamento partendo da una favola

C’era una volta una tartaruga che abitava nei pressi di un fiume ed uno scorpione che un giorno proprio in riva a quel fiume giunse. Lo scorpione sembrava stanco, sudato e avaeva l’aria triste e solitaria ma pareva avere fretta di proseguire il suo viaggio oltre il fiume. Non sapendo nuotare interpellò la tartaruga che in quel momento passava proprio da quelle parti. E con la voce più suadente e gentile che riuscii a trovare le disse:
Carissima tartaruga, che bella giornata non trovi? Tu che sei così forte e potente, aiuteresti un vecchio scorpione stanco ad attraversare le acque di questo fiume irruento? Vedi tartaruga bella, io non so nuotare…

La tartaruga trasalì.

Che stai dicendo a me?

Ma certo cara, per favore lasciami salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.

Fossi matta! Il tempo di entrare in acqua e mi avresti già punto e ucciso.

Cara capisco la tua diffidenza. La mia fama mi precede ma vedi, tutte queste chiacchiere non tengono conto di una cosa. Perchè mai dovrei ucciderti se facendolo ne morirei io stesso?

A quell’argomento inoppugnabile la tartaruga cedette ogni resistenza e lasciò salire lo scorpione sulle sue spalle. I due si immersero nel fiume iniziando la traversata. A metà del percorso la tartaruga sentì una fitta alla corazza ed un intenso dolore si diffuse in tutto il suo corpo. Lo scorpione l’aveva punta, nonostante le sue promesse e ora erano tutte e due condannati a morire.

Non riuscendo più a nuotare si volse un’ultima volta e chiese allo scorpione ancorato alla sua schiena:

Perchè mi hai punto, sei folle?

No, è la mia natura!

Cosa ci insegna la fiaba della tartaruga e lo scorpione?

Questa meravigliosa parabola è ricca di insegnamenti, forse in parte inesplorati. Il primo grande insegnamento è quello sulla natura degli esseri umani, una natura che può contenere entrambi i lati, quello dello scorpione e quello della tartaruga. Se in natura l’istinto di sopravvivenza non permette alle tartarughe di far salire scorpioni sulle loro spalle e (non esiste opera di convincimento che possa piegare l’istinto di sopravvivenza di un animale) negli esseri umani questa componente è venuta meno. Chiamati in causa dalla fiaba siamo quindi noi della specie umana ed il rapporto con i nostri istinti, che a volte anche se repressi, a dispetto di ogni diffidenza, risultano quanto mai preziosi.

Pandemia e psicologia, chi è lo scorpione?

Lo scorpione è un’egoista, forse un narcisista patologico, uno sfruttatore, un manipolatore. E’ il lato irrazionale ed insano, il lato distruttivo di ogni essere umano. Quello che agisce, contro natura, per il piacere di distruggere. Se nelle persone questo lato prevale, allora diventano pericolose per se stesse e per gli altri. E la pericolosità degli uomini scorpione aumenta con il livello di responsabilità che hanno acquisito nelle loro comunità, nelle loro aziende, nei loro studi professionali o istituti di ricerca. Che siano imprenditori o politici, o entrambe. L’uomo scorpione non calcolerà le conseguenze del suo operare in termini di responsabilità nei confronti degli altri, che siano cittadini, dipendenti o anche familiari. Continuerà a perseguire il suo piacere, a manipolare, rassicurare e mettere a segno i suoi obiettivi a discapito di tutti gli altri. Se tutto questo avvenisse nei limiti del buon senso, avrebbe avuto ragione la tartaruga, tutto sommato, a dare fiducia allo scorpione. Si sarebbe almeno salvata la vita. Ma il buon senso dell’uomo-scorpione è, putrtoppo, un ossimoro. Perchè questa è la sua natura.

Pandemia e psicologia. L’istinto di sopraffazione

Lo scorpione agirà sempre e comunque non tanto e non solo spinto dal calcolo di interessi personali ma molto di più dalla soddisfazione di un istinto. Che non è calcolo. L’istinto dello scorpione, nella parabola di Esopo, è quello di uccidere e per soddisfarlo è disposto a morire. Non perchè voglia realmente morire ma perchè, preda dell’impulso, non è in grado di dominarsi da solo. Del resto nessuno, per opportunismo o per timore, si prende mai la briga e la responsabilità di mettergli un freno. L’uomo-scorpione è tollerato, nonostante la sua pericolosità. Se in piccole cerchie di conoscenti è a volte possibile individuare gli scorpioni del caso (in ufficio, in famiglia e così via), quando si tratta delle decisioni di capi di stato, alti funzionari, banche o ceo internazionali, è molto più difficile comprenderne in pieno la portata e la natura, almeno per la maggioranza della popolazione. Ma non impossibile. Esistono operazioni scorpione visibili e chiaramente interpretabili. Se avvengono contro gli interessi di sopravvivenza dell’umanità o anche e solo di una sola persona devono essere riconosciute e fermate. Pena la morte della tartaruga e dello scorpione.

Pandemia e psicologia. Chi è la tartaruga?

La tartaruga, neanche a dirlo, è la tipica politically correct. Crede alla capacità di miglioramento del genere umano è disposta a superare i propri pregiudizi e si sente pronta a sacrificarsi, oltre le proprie convenienze. La tartaruga è animata dallo spirito della crocerossina. Si appaga salvando gli altri. A dire di no si sentirebbe terribilmente in imbarazzo, andando a far parte della schiera di quelli che credono che le cose non possano cambiare in meglio, una volta tanto. Non che la tartaruga crocerossina sia incapace di razionalità. E’ vero il contrario, pensa troppo. Certo, che l’ha riconosciuto quel tipo scorpione. Ed infatti la sua prima esclamazione è stata “Fossi matta!”. E’ chiaro che una parte di sè ha ben chiaro il quadro che riguarda l’archetipo dello scorpione. Non fidarti, non fidarti le ha sussurrato l’istinto atavico. Ma invano.

Come ragiona la tartaruga

A tradire la tartaruga non è stato l’istinto, quindi, ma il suo asservimento a logiche contro natura. E’ la sua stessa ragione, istruita a tutta una serie di convenzioni, ed il suo stesso desiderio di dimostrare di essere migliore (forse per sottrarsi ad un antico senso di colpa dettato non si sa bene da quale fonte istituzionale) ad avere la meglio sul suo istinto di sopravvivenza. Che la tartaruga mette a tacere per conservare una certa autostima, per sentirsi più forte delle vecchie paure o per dimostrare a se stessa che il cambiamento è possibile. Occorre solo crederci. La tartaruga crede nel progresso dell’umanità e nel cambiamento. Ma, a ben guardare, è programmata a tradire se stessa e non potrà mai realizzare il suo desiderio. La colpa di tutto ciò non è solo dello scorpione di turno. Il problema è alla radice e riguarda l’indebolimento del suo stesso istinto di conservazione. Educata a vedere la vita con gli occhiali rosa, e con una spensieratezza che quasi commuove, la tartaruga è l’ingenua programmata. E la tartaruga siamo noi, noi che alla fine non sapendo che pesci prendere deleghiamo altri a prendere le decisioni troppo impegnative. Per conservare la nostra leggerezza demandiamo quindi ad altri, accontentandoci di una buona argomentazione sul piatto della bilancia, anche quando a pesare sull’altro piatto c’è il valore incommensurabile della vita, nostra e del pianeta. Le tartarughe siamo noi, il gregge che non sa bene e che in fondo non vuole sapere, perchè la responsabilità ci spaventa.

Pandemia e psicologia. Conosci te stesso

Il primo insegnamento della parabola in questione non riguarda tanto l’esistenza generica di certi lati della natura umana. Ma la consapevolezza che questi lati possano essere in noi e negli altri, senza che ce ne accorgiamo. Il primo fondamentale insegnamento è quindi la necessità di acquisizione di consapevolezza sulla nostra natura personale e su quella degli altri. Riconoscere di essere stati delle tartarughe e degli scorpioni in molte occasioni della nostra vita, è già un grande passo avanti. Ma poi quale lato prevale in noi e nelle decisioni che riguardano l’umanità intera? Un altro grande insegnamento è quello che riguarda le soluzioni nell’interazione tra scorpione e tartaruga. Se una tartaruga incontra uno scorpione, l’unica soluzione per la tartaruga è darsela a gambe o comunque declinare ogni invito, tanto più uno che comporta una presa di responsabilità a carico dello scorpione. D’altro canto la tartaruga non potrà mai e poi mai salvare lo scorpione da se stesso. Nemmeno se è lui a chiederglielo. E se il suo istinto di sopravvivenza fosse ancora integro, lo saprebbe.

Perchè la tartaruga attuerà il cambiamento

Tartaruga e scorpione continueranno ad incontrarsi fino a che la tartaruga non riconoscerà se stessa e lo scorpione. Lo scorpione sa già chi è la tartaruga e non si negherà mai all’incontro. Destinatario naturale del messaggio è perciò la tartaruga, che – per carattere e aspirazioni – desidera un cambiamento evolutivo nella propria vita e una pacifica e felice sopravvivenza della specie umana sul pianeta terra (vedi simbologia della tartaruga). Lo scorpione non può mettere a freno il suo istinto, la sua azione al cambiamento è perciò un’azione di morte, questo è il suo contributo. In lui, come abbiamo visto, è l’istinto di prevaricazione a dominare, anche sul buon senso. Per questo motivo l’uomo-scorpione è destinato ad affondare con le sue vittime. A poter mettere in atto il cambiamento evolutivo in termini di sopravvivenza è quindi chiamata la tartaruga. Non c’è altra scelta. Ma dovrà stare molto attenta a giocarsi bene questa opportunità, pena la solita coltellata alle spalle e l’annegamento. Alla tartaruga spetta un compito arduo. Dovrà capire molte cose su di sè e sul mondo in cui vive, dovrà risvegliarsi dalle illusioni in cui è cresciuta ed imparare a riconoscere quali decisioni-scorpione vengono prese a suo discapito e a discapito dell’elemento terra che rappresenta. Dovrà lavorare molto per mantenere l’ecosistema compromesso dai salti di specie. Prima che sia troppo tardi.

La simbologia

Madre terra è stata creata sul carapace di una tartaruga. Turtle Island è il nome del Nord America ma anche di tutta la terra per i nativi americani. Proprio perchè nel loro mito fondativo la creazione della terra fu possibile attraverso la tartaruga che simbologgia la dea madre anche in altre culture.

Nell’induismo la tartaruga (Kurma) ha un’analoga funzione di sostegno dell’energia benefica che alimenta la vita. E’ lei a sostenere il monte Mandara (o Meru) attraverso il quale si produce il nettare della vita.

La tartaruga nera è uno dei quattro simboli delle costellazioni cinesi ed, insieme al serpente, è simbolo sacro di longevità. Nel romanzo mitologico Viaggio in Occidente, un classico della letteratura cinese, pubblicato amonimo nel 1590 e attribuito all’erudito Wú Chéng’ēn, Xuanwu era un re del nord. Tale re aveva due generali un “generale tartaruga” e un “generale serpente”. Il re divino aveva un suo tempio sulle montagne Wudang a Hubei. E ora, sui lati opposti di un fiume di Wuhan, capitale dell’Hubei, sembra esistano ancora un Monte Tartaruga e un Monte Serpente.

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