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Spill-over ed ecosistemi. Perchè il salto di specie era solo questione di tempo

Spill-over ed ecosistemi. C’è una correlazione tra il pericoloso aumento dei salti di specie e la distruzione degli ecosistemi naturali? Cinque spill-over in 17 anni impongono ora una riflessione, prima che sia troppo tardi.

Una correlazione tra gli spill-over in aumento, ossia il salto di specie dei virus che sono passati dagli animali all’uomo, e la distruzione di interi ecosistemi naturali, secondo il giornalista e divulgatore scientifico David Quammen, esiste davvero. Ne ha parlato proprio in “Spillover” (Adelphi) il suo reportage, durato sei anni di lavoro, su virus, sopravvissuti e scienziati operanti nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e negli affollatissimi mercati città cinesi. Da lì la previsione sulla partenza della prossima pandemia, da “un mercato del Sud della Cina”.

La natura non respira per il troppo inquinamento

Una previsione possibile, sembrerebbe, se si hanno bene in mente i contesti ed i meccanismi che regolano i salti di specie. Che si sostanziano in un principio sorprendentemente facile da comprendere: se l’uomo distrugge l’habitat dell’ospite del virus, allora al virus non resta che cambiare ospite. Se la natura non respira per il troppo inquinamento, anche i suoi figli inizieranno a risentirne. Il principio di reciprocità, sacro ad una grande civiltà del passato come quella etrusca ma che accomuna tutte le civiltà antiche che ritenevano indissacrabile il legame tra la specie umana e madre natura.

Spill-over ed ecosistemi

Ma anche non volendo scomodare la spiritualità delle civiltà antiche, è la scienza a testimoniare che le risposte della natura sono sempre circolari-sistemiche e che, a dispetto di quanto professato dalle ideologie economiche, se si aumenta la produzione a spese del pianeta, prima o poi il pianeta presenterà il conto. Tutto il concetto di ecosostenibilità, di crescita sostenibile si basa su questa presa di coscienza. Il fronte negazionista dei cambiamenti climatici ha sempre messo davanti gli interessi economici, di pochi, a fronte dell’interesse collettivo alla preservazione del pianeta di tutti. Quando però in gioco c’è direttamente la salute umana allora le cose cambiano. Il Covid-19 sta confermando forse quello che il buon senso aveva già suggerito a molti: non si possono stravolgere gli equilibri naturali di un pianeta, senza doverne pagare le conseguenze. E’ un mostruoso ma straordinariamente efficace incentivo a ricalcolare ora l’azione umana in termini di sostenibilità. Pena, il terrore diffuso da qui ai prossimi anni per i continui salti di specie che non saranno più evitabili e che già da ora hanno creato il virus più difficile da combattere, quello della paura.

Riportare equilibrio tra uomo e pianeta

Anche a fronte della tragedia che ha colpito l’Italia, con un bollettino dei deceduti giornaliero ben oltre ogni più scura previsione, ed il mondo, non saranno in pochi dopo, (forse la quasi assoluta maggioranza), a paventare soluzioni diverse dall’unica efficace, tornare agli equilibri di sostenibilità della presenza dell’uomo sul pianeta terra. Saranno equilibri costosi soprattutto per le piccole aziende, se lo stato non crea i giusti incentivi alla riconversione ecosostenibili. Ma forse l’innovazione tecnologicà può risultare molto più efficace di quanto si voglia credere. Si punterà come sempre a curare i sintomi e non le cause, certo questo non solo è più lucrativo ma soprattutto non scomoda gli equilbri economici consolidati. C’è chi parla già di vaccini e altri farmaci sempre più facili da ottenere ed utilizzare e chi invece, con le solite armi retoriche, cercherà di sviare l’attenzione dalle cause sempre più evidenti. La questione è il tempo. Chi dispone di ricchezze e grandi risorse economiche può concedersi il lusso di vedere come andrà a finire? Forse sì, forse no. Ma l’opposizione al cambiamento, nonostante tutti i deceduti, sarà viscerale come sempre. Anche adesso che l’evidenza è irrotta nella realtà illusoria delle narrazioni mediatiche, non si parla di cause. Risulterebbe sconveniente perchè la gente cerca spiegazione a tanta sofferenza ed è più attenta del solito. Ma dopo? La curiosità finirà, prevarrà il desiderio di rimozione della tragedia? Ci chiediamo allora se davvero non bastano lo scioglimento dei ghiacciai, la siccità, l’aumento delle temperature, l’aumento di malattie oncologiche e le pandemie a risvegliare l’umanità dal torpore? Questa grossa sfida, quella di lavorare tutti insieme per riportare equilibrio tra uomo e pianeta, per essere vinta deve essere compresa e accettata da tutti.

Le preziose risposte di Sanità e Ricerca

La politica, da sola, non ce la farà. Intrappolata tra pressioni e poteri, farà come ha fatto in Italia con la Sanità e la Ricerca. Ce ne stiamo accorgendo in queste ore terribili di quanto siano preziose. Il Paese avrebbe urgente bisogno di un loro rafforzamento perchè entrambi sono fondamentali per garantire quel diritto alla salute sancito anche dalla nostra Costituzione. Ma negli ultimi anni, sempre di più, si è scelto di togliere e non aggiungere finanziamenti a Sanità e la Ricerca in Italia, vedi i 28mila posti letto disponibili oggi in terapia intensiva in Germania contro i 5090 (secondo linkiesta.it) dell’Italia. I motivi sono molteplici, qui ci preme sottolineare che questo, tra l’altro, ha anche accelerato la fuga di cervelli, troppo scomodi per l’ecosistema delle convenienze nepotiste o di altra provenienza (partiti, lobby e così via). Da sempre in Italia per l’avidità di pochi, si sacrifica il bene di tutti ed entrare in Ue, fino ad ora, non ha migliorato le cose. Anzi l’austerity ha reso ancora più difficile il liberarsi di posto al merito, inasprendo le esigenze nepotiste. Ebbene, se la società italiana secondo il principio della rana bollita raccontato da Noam Chomsky, si è piano piano abituata a corruzione, clientelismo, nepotismo, baronati e associazioni mafiose, la Natura non si piega ma forse si sta spezzando l’equilibrio naturale che ha permesso alla specie umana di sopravvivere sulla terra. Speriamo di capirlo in tempo per intervenire.

L’Italia post Covid19, il commento di Respiro

Quando finirà la quarantena, ritroveremo un paese da rimettere in piedi. Come dopo una guerra. Le risposte del sistema immunitario del paese sono attese. Dal mondo imprenditoriale che, con le sue energie, con la forza delle idee e della creatività, se messo in condizione di lavorare bene, può creare nuovi mezzi per il benessere ecosostenibile di tutti. Di certo occorrono incentivi strategici affinchè si imbocchi la strada giusta. Approfittando anche della maggiore elasticità concessa in questo tragico momento all’Italia, si chiede ora di agire seguendo una logica che vada oltre interessi frammentati per sancirne uno nazionale che non presenti la solita assurda dicotomia: o il lavoro o la salute. Non è questa la logica che ci serve. L’Italia che riparte, dovrà essere un’Italia unita dal senso di responsabilità e dalle risorse tecnologiche che già esistono e che consentirebbero di diminuire le emissioni, dalla valorizzazione delle risorse umane che già esistono e che consentirebbero che l’eccellenza in campo medico e scientifico (ed economico) venisse non solo prodotta ma anche trattenuta in Italia.

Il talento importante risorsa del Belpaese

Va bene la nostra Università dopo la riforma Gelmini, assolve al suo scopo? Riesce a trattenere talenti a dare possibilità al merito? Sono migliorate le cose o peggiorate? L’intelligenza ed il talento sono le più grandi risorse economiche prodotte dal nostro paese. Lo sappiamo tutti ma continuiamo a regalare queste risorse all’estero per fare posto ai raccomandati e ai sistemi parassitari considerati leciti nel Belpaese. Il talento, in tutti i settori, è il più grosso antidoto a tali logiche, per questo viene messo in fuga ed eliminato dai contesti dove danneggerebbe gli interessi parassitari. Eppure, ora più che mai, tutte le risorse prodotte in Italia sono preziose, non vanno regalate. Quanto preziose possano essere in queste ore proprio nelle corsie di ospedale ce ne rendiamo conto solo ora? La ricercatrice precaria dello Spallanzani, assunta dopo che il suo gruppo di lavoro ha isolato per la prima volta in Italia il Covid-19, è un esempio di questa presa di coscienza. Il tenere sempre lontane le cause dagli effetti, concentrandosi sul sintomo, non ci ha permesso in passato di comprendere quanto letale questa logica fosse per l’Italia sia sul piano sanitario che quello economico e sociale. l’Italia che riparte dovrà trovare un equilibrio solido, non svincolato da nessi. Ma lo stesso dovrà fare il resto del mondo. Siamo tutti sullo stesso pianeta, se vogliamo conservare il diritto alla salute e al respiro è ora di pensare in termini di creazione di nuovi equilibri, anche prendendo in carico i sacrifici che il cambiamento impone. Anche quelli che continuano a negare, non potranno mai smettere di voler vivere in un pianeta ospitale per il genere umano.

Spill-over ed ecosistemi: i salti di specie degli ultimi diciassette anni

Tre coronavirus in meno di 20 anni non sono slegati dai cambiamenti dell’ecosistema anche secondo la virologa Ilaria Capua, direttrice del Centro di eccellenza One Health (che si occupa di salute umana, animale e ambientale) dell’Università della Florida. Come riporta l’Ansa, la virologa ha affermato: “Se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi”.

2003, arriva la Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome);
2009, è l’ora dell’influenza AH1N1(un virus pandemico come anche la Spagnola del 1918, l’Asiatica del ’57 ed il virus di Hong Kong del ’68);
2012, è la volta della Mers, Middle East Respiratory Syndrom;
2014, arriva l’Ebola;
2020 la pandemia da 2019-nCoV

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