Amleto chiama, Palermo risponde
Con “Amleto va alla Kalsa” Matteo Bavera ha raccontato a Perugia l’incredibile storia del teatro Garibaldi


Non sono storie di tutti i giorni quelle che documentano il riscatto dalla violenza attraverso l’arte. Ancora più raro è quindi il caso del teatro Garibaldi di Palermo, situato al centro della Kalsa, un quartiere “difficile e violento”, rinato dalle sue stesse ceneri grazie ad una sinergia con il suo teatro, di certo inattesa, a tratti forse inconsapevole, ma profonda e costante nel tempo. A partire da quegli anni ’90 in cui una serie di progetti hanno riaperto il teatro Garibaldi, primo fra tutti la trilogia shakespeariana diretta da Carlo Cecchi (Amleto, Sogno di una notte d’estate e Misura per misura), tanta vita e tanto teatro sono passati sul suo palco. Per fortuna, niente è andato perduto.

Carlo Cecchi
Dei protagonisti di questa bella storia (che ha avuto sostenitori del rango di Goffredo Fofi e Carmelo Bene), della genialità che ha permesso di inglobare anche elementi di degrado, rumori e pericoli, nella scena (Carlo Cecchi, scomparso il 23 gennaio 2026). Dello stato dell’arte, prima che l’arte tornasse a vivere, ne ha reso testimonianza Matteo Bavera (“Amleto va alla Kalsa”, Minimum Fax), storico direttore artistico del Garibaldi e attento osservatore, in quella che a tutti gli effetti pare la ricostruzione di un’avventura immensa.

“Amleto va alla Kalsa” presentazione all’Auditorium Santa Cecilia di Perugia
Legato da un rapporto speciale con il direttore del Teatro stabile dell’Umbria, Nino Marino, che grazie a lui, proprio al Garibaldi ha mosso i suoi primi passi nel mondo teatrale, sabato 21 febbraio Bavera ha presentato il suo lavoro all’Auditorium Santa Cecilia di Perugia. Alla lettura di diversi passaggi, ad opera di Michele Bandini, si sono unite le riflessioni della giornalista Brigitte Salino (Le Monde), che ha ricordato il fascino di quell’Italia di Pasolini della quale Carlo Cecchi tra i protagonisti, e del professor Piergiorgio Giacchè, antropologo e saggista, che ha definito l’opera un “testo del contesto” concludendo che “è la prima volta che il sociale è conquistato dal teatro e non viceversa”. Nino Marino ha ricordato quegli anni universitari ed il primo impiego in teatro da contabile, proseguito dopo solo tre mesi tra sudatissimi registri e nessuna esperienza in materia, con quell’incarico di assistente del direttore che ha tracciato in maniera profonda la sua carriera futura. Il Garibaldi della Kalsa, incubatore di cultura, vita e di direttori di teatro.