rilascio somatico
Quando la mente tace, il corpo parla
Dolori cronici inspiegabili, spalle contratte e respiro bloccato sul petto. Inefficaci i massaggi, assenti le cause mediche. Eppure il problema persiste e si trasforma in un corpo a corpo con una sofferenza che potrebbe avere un’origine insospettabile: le memorie somatiche di traumi e tensioni rimossi dalla mente ma ricordati dal corpo. Le nuove frontiere dell’approccio olistico alla salute umana svelano la presenza di un rapporto mente-corpo in sintomi che non trovano causa immediata in nessuna patologia conosciuta.
I sintomi dei traumi
Quei risvegli notturni che lasciano il cuore in subbuglio o l’insonnia permamente che costringe a rigirarsi nel letto, a leggere un libro o guardare la tivù nella vana speranza di ottenere finalmente l’agognato riposo. O anche quel notturno digrignare i denti e serrare le mandibole, che può portare mal di testa cronico, dolore cervicale e infiammazioni dei muscoli mandibolari. Per non parlare di quelle spalle eternamente contratte che tentano di chiuderci in un bozzolo difensivo anche quando il pericolo non c’è. O di quel respiro che rimane imbrigliato all’altezza del petto in una perenne sensazione di fuga da inseguitori che nessuno vede.


Sono questi alcuni dei sintomi collegabili a quelle che oggi vengono definite memorie traumatiche (termine coniato da Pierre Janet, psicoloco, neurologo e psichiatra francese). L’approccio del rilascio somatico (sviluppato come metodo da Peter Levine) non intende dedicarsi al recupero delle memorie attraverso il dialogo, come invece accade nella psicoterapia, ma punta a risolverle istaurando una comunicazione diretta con il corpo.
Esprimere le reazioni emotive bloccate
A questo punto, agire su stati di ansia ed emozioni bloccate è possibile non solo attraverso la psicoterapia, che partendo dalla mente si prefigge di raggiungere il corpo, ma anche attraverso una serie di tecniche che portano, in una modalità opposta, ad agire sui sintomi fisici del trauma o dello stress per aiutare ad alleviare anche la mente. Il rilascio somatico si qualifica quindi come approccio terapeutico “bottom-up” (dal corpo alla mente) e offre canali per scaricare quelle reazioni emotive di sopravvivenza (lotta o fuga) ancora congelate nel corpo e rimaste inespresse.
Diverse le possibilità offerte. Il rilascio emotivo può essere introdotto come ulteriore sostegno ad una psicoterapia già avviata ma anche rappresentare un primo approccio terapeutico volto all’emersione di un trauma di cui non si aveva consapevolezza.
Percorsi di guarigione
Di fondamentale importanza sono state le ricerche sul nervo vago, regolatore del sistema parasimpatico, che connette cervello, cuore, intestino e polmoni, che hanno permesso di offrire nuovi percorsi di guarigione. Le tecniche utilizzate nel rilascio somatico puntano a ritrovare una risposta istintiva alla mancata espressione del trauma “congelato”. E’ come ridare la parola al corpo ammutolito permettendo al sistema nervoso di rielaborare così l’evento traumatico. Su questa scia si propongono il Somatic Shaking (scarica la tensione accumulata muovendo braccia e gambe) lo Yoga Somatico (utilizza il pranayama per sciogliere i “blocchi” emotivi), gli Esercizi di Rilascio dei Traumi (TRE) che utilizzano il tremore muscolare involontario e controllato. Il Rilascio Somato-Emozionale si focalizza sull’ascolto profondo dei tessuti, mentre l’Integrazione del Movimento Oculare (EMI) utilizza i movimenti degli occhi.