


Agostino Bonalumi e Fabrizio Plessi
Agostino Bonalumi (1935-2013) e Fabrizio Plessi (1940) sono artisti tra i più importanti dalla seconda metà del secolo scorso, assai diversi per stile, tecnica e poetica, ma qui li accosto perché con entrambi ho avuto il medesimo approccio, infatti tutti e due mi chiesero di poter fare una mostra al CERP (Centro Espositivo della Rocca Paolina) di Perugia da me diretto e commissionai loro la copertina di “Titolo”, la rivista d’arte contemporanea da me fondata.
In un giorno dell’estate del 2000, Bonalumi con la moglie, tornando verso la sua residenza a Desio (MB) dalle Terme di Chianciano, si fermò a casa mia a Perugia e, appunto, mi chiese di poter fare qualcosa con me e, ovviamente data anche l’importanza dell’artista, accettai con entusiasmo. Così fece la copertina della rivista e lo invitai ad una delle mostre da me curate che ritengo di grande importanza, Oltre la superficie. Attraversamento, estroflessione, disseminazione (2001). Erano esposte opere di Burri, Fontana, Scarpitta, Graubner, Castellani, Bonalumi, Dadamaino, Pinelli, Scheggi, Nanni Valentini. Di Fontana potei avere I quanta (1960) che tirai fuori, con una fortissima emozione, da una cassa in cui le nove piccole tele con i tipici tagli erano riposte da anni, anzi qualcuna era un po’ rovinata per cui avvertii subito la Fondazione Fontana che poi provvide al restauro.
In occasione della copertina a cui ho accennato, si verificò un episodio increscioso. Volevo fare un intervista all’artista, così mi recai a Milano nel suo studio assieme ad una mia giovane collaboratrice che avrebbe dovuto stendere l’articolo con le mie domande e le risposte del Maestro. Per dare “spazio ai giovani”, dissi alla giovane critica, che era anche gallerista, di fare una domanda, quando poi mi invio il testo risultò che io avevo fatto una sola domanda e tutte le altre lei! Pubblicai, allora, il pezzo solo a sua firma ma Bonalumi ci rimase male, preferendo che fosse stato il direttore a sottoscrivere l’articolo; la ragazza non collaborò più con me! Bonalumi che fu amico di Piero Manzoni mi raccontò come nacque la famosa merda d’artista, opera iconica di questo artista, sulla quale ci sono varie versioni da parte di chi l’aveva conosciuto e frequentato.

Mi disse che un giorno erano lui e Manzoni al bar Jamaica di Milano – negli anni ’60, e fino a un paio di decenni fa, luogo d’incontro degli artisti a Brera, ora purtroppo diventato ritrovo di “fighetti” per happy hours – per un appuntamento con un collezionista per proporgli i loro lavori ma, ad ogni proposta di compenso, questo rispondeva che era troppo caro, fino al punto che Manzoni disse: “Allora volete la merda!”. Quindi si recarono allo studio e qui ideò e realizzò le “scatolette di merda”, poi Bonalumi andò in tipografia per far stampare le etichette. Quanto al contenuto delle opere ci sono diverse versioni: in tutte c’è la merda, c’è solo in alcune e nelle altre pezzetti di stoffa o di gesso secondo una più recente (2007) intervista di Bonalumi al “Corriere della Sera”, qualcuno ha anche detto, aprendola, che ha sentito la puzza!
Incontrai Fabrizio Plessi ad Artefiera a Bologna nel 1992 o 1993, dopo che aveva disegnato la copertina di un numero di “Titolo”, e qui mi chiese di poter fare una mostra nella Rocca Paolina. Fui naturalmente felicissimo e così quello che è, assieme a Bill Viola, il più importante “videoartista” a livello mondiale – definizione che il Nostro non ama infatti dice: “Ma forse Michelangelo è un ‘marmoartista’?” – fece forse la sua mostra più bella, nella quale si “sposarono” l’architettura spettacolare del luogo espositivo e la straordinaria opera, L’anima della pietra, appositamente realizzata. Dispiace che, negli anni seguenti, Plessi sia “scivolato” in un comportamento inconcepibile per un grande Maestro come lui. Infatti, una successiva mostra a Ravenna, riprendendo il lavoro di Perugia, presentò come nuovo il disegno progettuale di Perugia, “sbianchettando” la dicitura “Rocca Paolina, Perugia” per apporre “Ravenna”! La debolezza umana colpisce anche i migliori!
Giorgio Bonomi
