blu abitabile bonalumi

Agostino Bonalumi e Fabrizio Plessi

Incontri e Ricordi
di Giorgio Bonomi

giorgio bonomi curatore

“La debolezza umana colpisce
anche i migliori”

Agostino Bonalumi, Blu abitabile 1967
Plessi, L’anima della pietra

Agostino Bonalumi e Fabrizio Plessi

Agostino Bonalumi (1935-2013) e Fabrizio Plessi (1940) sono artisti tra i più importanti dalla seconda metà del secolo scorso, assai diversi per stile, tecnica e poetica, ma qui li accosto perché con entrambi ho avuto il medesimo approccio, infatti tutti e due mi chiesero di poter fare una mostra al CERP (Centro Espositivo della Rocca Paolina) di Perugia da me diretto e commissionai loro la copertina di “Titolo”, la rivista d’arte contemporanea da me fondata.

Agostino Bonalumi

Mi disse che un giorno erano lui e Manzoni al bar Jamaica di Milano – negli anni ’60, e fino a un paio di decenni fa, luogo d’incontro degli artisti a Brera, ora purtroppo diventato ritrovo di “fighetti” per happy hours – per un appuntamento con un collezionista per proporgli i loro lavori ma, ad ogni proposta di compenso, questo rispondeva che era troppo caro, fino al punto che Manzoni disse: “Allora volete la merda!”. Quindi si recarono allo studio e qui ideò e realizzò le “scatolette di merda”, poi Bonalumi andò in tipografia per far stampare le etichette. Quanto al contenuto delle opere ci sono diverse versioni: in tutte c’è la merda, c’è solo in alcune e nelle altre pezzetti di stoffa o di gesso secondo una più recente (2007) intervista di Bonalumi al “Corriere della Sera”, qualcuno ha anche detto, aprendola, che ha sentito la puzza!

Incontrai Fabrizio Plessi ad Artefiera a Bologna nel 1992 o 1993, dopo che aveva disegnato la copertina di un numero di “Titolo”, e qui mi chiese di poter fare una mostra nella Rocca Paolina. Fui naturalmente felicissimo e così quello che è, assieme a Bill Viola, il più importante “videoartista” a livello mondiale – definizione che il Nostro non ama infatti dice: “Ma forse Michelangelo è un ‘marmoartista’?” – fece forse la sua mostra più bella, nella quale si “sposarono”   l’architettura spettacolare del luogo espositivo e la straordinaria opera, L’anima della pietra, appositamente realizzata. Dispiace che, negli anni seguenti, Plessi sia “scivolato” in un comportamento inconcepibile per un grande Maestro come lui. Infatti, una successiva mostra a Ravenna, riprendendo il lavoro di Perugia, presentò come nuovo il disegno progettuale di Perugia, “sbianchettando” la dicitura “Rocca Paolina, Perugia” per apporre “Ravenna”! La debolezza umana colpisce anche i migliori!

Giorgio Bonomi