danza contemporanea
“Nessuna opera prima di Eleonora Duse”
“Lo spettacolo è riuscito a ‘incantare la giuria‘ grazie alla capacità di Adriano Bolognino e Rosaria di Maro di tradurre in danza il mito di Eleonora Duse.” La giuria dei Premi Danza&Danza 2024


Danza&vita
Intervista a Rosaria di Maro
Rosaria di Maro, danzatrice di grande fascino ed intensità, compagna di arte e di vita di Adriano Bolognino, talentuoso coreografo con cui condivide non solo l’origine partenopea ma alcune recenti, fondamentali tappe nella vita privata, come nella carriera . Nel gennaio del 2025, la coppia ha conquistato il premio Danza&Danza 2024, con la creazione “La Duse – Nessuna opera“, realizzata per la Cob, Compagnia Opus Ballet, vincitrice nella categoria Miglior Produzione Italiana – Middle Scale. A dicembre dello stesso anno è arrivata, poi, Beatrice, la loro piccola meraviglia. Se per Adriano, già assegnatario del premio Danza&Danza 2022 come Coreografo Emergente, non è stata una prima volta, per Rosaria la firma sulla loro cocreazione ha tutto il sapore di un importante traguardo professionale.
La coreografia è ricca di gesti, accenti e atmosfere che testimoniano un lavoro importante sul soggetto coreografico. Ne emerge con forza un’espressività raffinata e un po’ malinconica. C’è un elemento in particolare che vi ha inspirato rileggendo il lavoro e la biografia di Eleonora Duse?
Partendo dal presupposto che il lavoro coreografico è tutto interamente scritto da Adriano. E questo succede regolarmente per i suoi lavori coreografici, scrive tutto il materiale che passa ai danzatori. Quindi, tutto passa prima attraverso il suo corpo. Lo facciamo attraverso un lavoro tutto sul momento. Prima, ci prepariamo molto sulla parte teorica. C’è stato, quindi, tutto un lavoro presala su cui abbiamo studiato questo figura. In particolare, mi sono documentata su un libro di Mirella Schino (Eleonora Duse. Storia e immagini di una rivoluzione teatrale. Carocci, 2023) che ci ha aiutato molto perché era ricco di immagini, abbastanza difficili da trovare sulla Duse.
Cosa, completamente diversa è stata il lavoro su Maria Callas, essendo tutto un altro periodo storico. Su Eleonora Duse ci interessava particolarmente il suo modo di stare in scena, come interpretava le parti e viveva l’arte. Ed è proprio in quello che ci siamo ritrovati molto. Abbiamo ritrovato in lei il modo in cui anche noi viviamo la nostra arte. Ad esempio, questa sua capacità di stare immobile, tenendo il pubblico in pugno, è una cosa che ci ha molto presi.
La sua microgestualità, i suoi dettagli, il fatto che lei cambiasse ogni volta. Il fatto che sembrasse improvvisare sempre, quando in realtà il suo lavoro era tutto studiato e scritto prima che lei andasse in scena. In realtà, tutti questi elementi ci hanno sicuramente affascinato. Però, come ti dicevo arriviamo in scena che Adriano non ha un suo materiale coreografico, lui crea tutto al momento con i danzatori. Abbiamo raccolto tantissime cose prima, ma, quando si va in sala, Adriano lascia la sua fantasia libera ed il materiale arriva al suo corpo e, magicamente, così come lo vedi, va nel corpo dei danzatori. Logicamente, dopo va definito, aggiustato, sistemato nei dettagli.
“Abbiamo ritrovato in lei il modo in cui anche noi viviamo la nostra arte.”

Tra il primo ed il secondo atto si avverte una maturazione significativa
Il primo atto è volutamente tanto, ricco, sovraccarico. Nella danza, ma anche nei costumi, anche nella scena, per ricordare tutta la prima parte della sua vita, in riferimento anche alle opere liriche e a tutto quello che è stato il suo mondo. Abbiamo poi deciso di chiudere questo sipario molto velocemente per fare un chiudiapri che sottolineasse lo scandire del tempo in riferimento alle opere liriche, ma anche a questa pausa che lei ha avuto durante il suo percorso. Per poi riaprirlo, spostando l’attenzione su questa sua ultima parte della vita, in cui anche il suo modo di stare in scena cambia. In cui, tutto si svuota e si riduce al nocciolo, all’essenziale, al fatto che lei ha interpretato tante opere, interpretando prima se stessa. E’ una cosa che ci è piaciuta molto. Da qui, la scelta di inserire “nessuna opera” nel titolo che per noi è molto centrale perché mette in risalto questa sua capacità di interpretare tutte le opere, però interpretando sempre prima sé stessa.
Con tutto il lavoro fatto a livello teorico ed in sala, quali tratti essenziali del lavoro della Duse e della sua vita sono emersi?
Chiaramente, è anche e soprattutto una questione di interpretazione ma sicuramente abbiamo messo la nostra attenzione sulla microgestualità, su questo corpo sempre vivo, sempre attivo. Quindi, anche su quei microgesti iniziali, che sono molto una reference sia per noi che per lei, per far sì che i corpi vibrassero, senza mai lasciare nulla al caso.
C’è poi un riferimento a quel suo mondo, quando tutti i danzatori sono in fila e fanno espressioni disperate. Poi, però il tutto è asciugato dalla necessità di rendere il suo essere minimalista in un mondo che non lo era affatto. L’immobilità è più nel secondo atto con il mio solo. Dalla proiezione video si vede molto meno, ma quando il solo è dal vivo l’emozione è un’altra e non si rischia di andare a scocciare…
Ho trovato molto affascinanti le chiusure così preziose e precise…
Quelle fanno parte di tutti i lavori di Adriano, è la sua partitura coreografica che è sempre molto curata. Teniamo molto alla fine del movimento, quindi senza lasciarlo fluttuare sempre nell’aria. Tuttavia, questo non rappresenta tanto un riferimento a lei, ma più qualcosa in cui ci siamo ritrovati. Un qualcosa che apparteneva a noi e che ha facilitato la chiave per tradurre lei.
Che cosa vi ha lasciato il lavoro su Eleonora Duse, che cosa vi siete portati nella vita di tutti i giorni e nella vostra arte?
Personalmente, per me, è il primo lavoro che firmo con Adriano nonostante io lavori insieme a lui da oltre dieci anni. Forse, perché questo lavoro mi ha insegnato tantissimo influenzando anche il mio modo di stare in scena. Assorbire lei è stato qualcosa di incredibile. E anche il mio approccio con i danzatori al di fuori della scena è cambiato totalmente. Ho amato questa figura che conoscevo, ovviamente, ma non così nel profondo. E quindi ci portiamo tantissimo. È stato un lavoro a cui siamo tanto legati. E, come tutti i lavori che non sono nostri ma che diamo alle compagnie è doloroso non poter essere sempre presenti prima di andare in scena, come nei nostri lavori personali, ma è giusto che i figli vadano per la loro strada. Da questo lavoro grande passerà ancora un po’ di tempo. Il nostro nuovo grande arriverà nel ’27. Resta con noi tutto quello che abbiamo assorbito e che ci ha cambiato molto.
In che cosa, nello specifico, vi ha cambiato?
Sicuramente nella gestione del tempo. Di solito Adriano produce molto velocemente per una sua necessità. Lui ha bisogno di andare in sala prove e di creare con i danzatori. Sicuramente, quello su Eleonora Duse è stato il primo lavoro in cui abbiamo dedicato tanto tempo alla preparazione fuori dalla sala prove. Tanto lavoro è stato fatto a livello pratico per curare ogni dettaglio e prevedere ogni evenienza. A livello emotivo ogni lavoro è diverso. A me, personalmente, ha impressionato il fatto che, nonostante Eleonora recitasse in italiano anche all’estero, le recensioni in tutto il mondo testimoniavano l’universalità delle emozioni che sapeva dare. Ed è questo, un qualcosa su cui anche noi abbiamo spinto molto e che abbiamo cercato di mettere anche nel nostro lavoro. Quindi, sono infinite le cose che ci rimangono di lei.
La Duse a Foligno
“La Duse –Nessuna Opera” omaggio alla “Divina” Eleonora Duse è andato in scena al Politeama Clarici di Foligno il 22 aprile scorso. Lo spettacolo, inserito nella stagione 2025/2026 del Teatro Stabile dell’Umbria (TSU), è una produzione della Compagnia Opus Ballet che rende omaggio alla celebre attrice Eleonora Duse nel centenario della sua nascita.
Le interpreti sul palco:
Rebeca Zucchegni
Giuliana Bonaffini
Rosaria Di Maro (anche co-autrice e assistente alla coreografia, in video)
Ginevra Gioli
Ines Giorgiutti
Gaia Mondini
Giulia Orlando
Margherita Petrosino
Cristina Roggerini
Sara Schiavo
Foto di Riccardo Panozzo