arte in città
Les Fleurs del talento che scoprono orizzonti
Benedetta ha trentatre anni e un vissuto speciale. E’ la sua emotività che cerca canali, strade e orizzonti. Li trova circa due anni fa, iniziando a frequentare dei laboratori di pittura e ceramica ad Assisi.
Il primo è condotto da Donatella Giusepponi; il secondo, da Stefania Moretti. Le sue maestre sono da subito figure importanti. Sono loro ad indirizzarla e guidarla in un’impresa nuova ed emozionante: fare arte. Farla davvero. Fare arte per portare fuori quello che le vibra dentro. Benedetta sceglie i fiori come soggetti dei suoi dipinti e dei suoi vasi ed inizia a lavorare con passione.
Ma, piano piano, qualcosa di inaspettato accade. Ed è sempre più evidente. Tanto che sua mamma Gabriella decide un giorno di contattare il curatore d’arte Angelo Moretti. Ed è così che, circa tre mesi fa, gli arriva tramite WA la foto di un dipinto di Benedetta.
“L’arte di Benedetta è l’incontro fra spontaneità e armonia, ma, allo stesso tempo, alimentandosi del connubio fra istinto e coscienza, impulso e atto creativo, energia e scelta, suggerisce e sostiene un’idea di libertà.”



La mostra è visitabile fino al 20 giugno 2026 negli orari di apertura Museo del laterizio e delle terrecotte: nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle 11.00 alle 17.00.
Nonostante, sia in un formato minuscolo, Angelo ne rimane subito colpito. Chiede, allora, di vederne altri. Nasce così “Les Fleurs“. La mostra pittorica della giovane artista marscianese Benedetta Ticchi, alla sua prima esposizione, viene inaugurata sabato 9 maggio 2026 alle ore 11.30, con un evento presso la sala Aldo Capitini in Municipio a Marsciano. Ad ospitarla sono, invece, le sale espositive del Museo del laterizio e delle terrecotte. Al taglio del nastro da parte del sindaco di Marsciano, Michele Moretti, quel sabato di maggio ci sono tutti. E l’emozione è tanta.
“L’arte di Benedetta – spiega il curatore – è l’incontro fra
spontaneità e armonia, ma, allo stesso tempo, alimentandosi del connubio fra istinto e coscienza, impulso e atto creativo, energia e scelta, suggerisce e sostiene un’idea di libertà”.
Isabella Rossi

Angelo Moretti con Benedetta Ticchi
Il profumo della libertà
I quadri di Benedetta Ticchi sono diversi l’uno dall’altro e, allo stesso tempo, sembrano far parte di una stessa famiglia; sono come i petali di un fiore, che hanno diverse fisionomie, ma tutti si sviluppano da un unico stelo. Qual è questo comun denominatore? In cosa consiste la radice unica delle sue opere? La domanda è quella, ineludibile, che si impone ad ogni indagine critica su un’artista, a patto che artista sia, ovvero che non aggiunga un quadro all’altro poco più che per far numero, bensì sviluppando un discorso organico.
Ciò che innanzitutto colpisce, e già ad un primo sguardo, dei dipinti di Benedetta, non è tanto la forma esteriore degli oggetti o delle zone cromatiche, bensì l’interna vitalità della stesura pittorica, la freschezza della pasta cromatica, la natura quasi palpitante del colore; detto in altri termini, è la componente dionisiaca che dapprima si manifesta.

Osserviamo uno dei suoi dipinti (fig. 1).
Ogni pennellata materializza un petalo, raramente ne servono due. Le pennellate non sono fuse una con l’altra, restano singolarmente visibili; il rosa e il bianco non si mescolano originando una terza tinta, si passa dall’uno all’altro
senza un continuum, benché a volte il bianco, con effetto meraviglioso, ricopra
il rosa con un velo di vapore.
Allo stesso tempo i tasselli, connettendosi fra loro come in una tarsia colorata,
diventano fiore, quasi per assemblaggio.
Per questo, il dipinto, nel suo insieme, si compone di pochi, ma essenziali, appezzamenti cromatici, ognuno dei quali, pur serbando traccia del gesto e
dell’energia che l’ha prodotto, si compone con gli altri in un unico organismo.
A questo punto, però, occorre evitare l’errore, dal quale potremmo essere istintivamente tentati, di assimilare i dipinti di Benedetta ai disegni dell’infan-
zia, dei quali si celebra fin troppo la presunta spontaneità e la natura libera e vergine, senza considerare il mancato orientamento verso la compiutezza dell’immagine, il mancato approdo alla forma.
Nelle opere della nostra pittrice, invece, non c’è nulla di ingenuo o di acerbo; la sua spontaneità è vigilata e riflessa; il moto istintivo governato e indirizzato
verso la composizione e l’accordo delle parti.
Tanto è vero che, quando guardiamo i suoi quadri, dopo la componente dionisiaca scorgiamo in essi quella apollinea, che ricompone la forza e l’energia del gesto pittorico in un sistema calcolato, bilanciato, armonico. Di questa fusione fra spinta emozionale e coscienza ordinatrice è spia, in particolare, la pennellata: sciolta, fluida, senza ripensamenti o ritocchi, si libera scivolando sulla tela ed esibendo sempre tutta se stessa; non ama fondersi, o peggio confondersi, con le pennellate precedenti o successive, per quanto a
volte si sovrapponga parzialmente alle prime; infine, è come misurata con un bilancino, non le toglieremmo né aggiungeremmo un grammo di colore, e si connette a tutti gli altri segni facendo sistema.
La pennellata di Benedetta, quindi, è antiimpressionistica, sta dalla parte di Cézanne: va strutturando passo dopo passo l’oggetto, è funzionale alla costruzione di forme conchiuse, sintetiche, icastiche.
Osserviamone un altro (fig. 2).

Le strisciate di colore, qui, hanno una loro trasparenza, come fossero tuniche
di cipolla. Allo stesso tempo, c’è una maggiore interferenza fra una pennellata e l’altra e, pur senza perdere la loro specifica qualità, le tinte del giallo ocra, del verde e del cremisi, si mescolano parzialmente con il rosa. Se il tema formale del primo quadro era l’intarsio di tessere cromatiche, quello di questo è la dinamica di fluidi colorati, il colore essendo diventato, da denso e corposo, liquido e trasparente.
Ed è proprio qui il miracolo formale del dipinto, dove le cose si sono liberate della solidità che le imprigiona abitualmente, e la realtà è diventata un’emul-
sione di liquidi e vapori colorati, che la bianca luce di sfondo attraversa sospendendo in una dimensione senza tempo. Mi sembra che l’analisi di queste due opere confermi l’assunto generale sull’arte di Benedetta come incontro fra spontaneità e ordine, ma, allo stesso tempo, permetta di aggiungere che il suo fare artistico, alimentandosi del connubio fra istinto e coscienza, impulso e atto creativo, energia e scelta, suggerisce e
sostiene un’idea di Libertà.
Angelo Moretti (dal catalogo della mostra Les Fleurs)