danza contemporanea e di ricerca
redrum, tra
installazione
coreografica e
metalinguaggio
redrum, primo capitolo del nuovo progetto pluriennale Overlook Hotel di gruppo nanou, è stato ospitato dall’Auditorium Santa Cecilia di Perugia il 21 ed il 22 marzo 2026


La performance è già iniziata, quando veniamo accolti da luci rosso tramonto che virano al fucsia e ad un caldo violetto. Lo spazio scenico, dentro e fuori ad un tappeto rosso, ospitato come in uno scrigno dall’Auditorium Santa Cecilia di Perugia, è abitato da danzatori e pubblico. La scena è in continua evoluzione. Danzatrici in movimento, faretti spostati ad illuminare sculture viventi mentre un gruppetto di ragazzi continua ad esprimersi in composizioni asimmetriche, ai bordi del tappeto. A gambe incrociate, distesi o con le ginocchia strette al petto continuano ad osservare ma sono parte della performance.
Un ragazzo attraversa il tappeto portando una ragazza a cavalluccio
In ogni istante, ci si chiede cosa accadrà, un filo di suspence lega gli eventi. Il movimento dei danzatori e quello degli spettatori pare a tratti coordinarsi sulla suggestioni musicali che avvolgono, cadenzano, ispirano tutto quello che avviene. Un ragazzo attraversa la sala portando una ragazza a cavalluccio.


L’arte come esperienza che trasforma chi la fa
Non una ma tante narrazioni sono possibili, tutte legittime, nessuna esclusa. La sensazione è di una dimensione sospesa ma permeabile ad ogni suggestione del mondo. Citazioni di Shining sono parte dell’intenzione. La danza crea solchi, disegna curve e lascia scie soffuse. Si conclude e riparte. Il punto di vista può essere cambiato se si guarda il mondo a testa all’ingiù. O anche solo spostandosi su vari lati della platea a croce greca dell’Auditorium. Il pubblico assorto, quasi rapito, ha perso oramai ogni posa convenzionale, assiepato negli angoli o reattivo sul tappeto, si confonde con la “finzione”. Del resto, la quarta parete non c’era in partenza, e anche le sedie sono scarse.
La magia accade quando, ad un certo punto, tutto sembra connesso, la danzatrice che raggiunge un angolo, il drappeggio rosa-dorato (la luccicanza) che si snoda morbido e insidioso coprendo il tappeto rosso come un lungo morbido serpente soggetto a inquietanti sussulti di vitalità. Quella percezione di una strana sincronia tra gesti, danza, musica e corpi è un caso? Una suggestione?
Non importa, perchè è proprio in quel momento che la performance art si rivela come metalinguaggio rispondendo alla domanda ontologica sull’arte: che cosa è arte? A ben vedere, molto in disparte, siedono anche Hans-Georg Gadamer, Luigi Pareyson ed Umberto Eco. Chi meglio di loro. Con un filo di voce, tra un giro di luci e l’altro, mi pare di capire che sono tutti e tre d’accordo. A definire l’opera d’arte è il suo essere processo relazionale, perchè è per mezzo di tale relazione che il suo senso si completa. Così, ogni volta, l’opera è unica ed originale, mai uguale e a se stessa. Un’ontologia della relazione, questa, che nella performance art è essenza stessa dell’opera.
redrum
di gruppo nanou
coreografie Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
spazio scenico, colori, dispositivo luminoso Marco Valerio Amico
musiche Bruno Dorella
con Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Andrea Dionisi, Agnese Gabrielli, Marco Maretti
scene e luci Marco Valerio Amico
costumi Rhuena Bracci
produzione Nanou Associazione Culturale, Ravenna Festival, Operaestate Festival Veneto, Hangartfest
sostegno Anghiari Dance Hub, Teatro Sociale Gualtieri, Ravenna Ballet Studio
Premio Ubu 2024 ex-aequo nella categoria “miglior spettacolo di danza”