arte contemporanea
Tonina Cecchetti, l’artista dei bambini e delle donne
Con un suo stile ampiamente riconoscibile Tonina illumina uno dei luoghi più intimi e sacri dell’essere umano: il bambino interiore, soprattutto bambina.


Morbidi cuscinetti su cui affondano i piedini delicati e teneri della prima infanzia. A volte le gambe bambine si presentano decorate da motivi floreali, altre volte sono coperte d’oro, oppure, appaiano nude. Se lo sguardo sale, tuttavia, l’incanto è spazzato via dall’inquietudine. Il respiro è rapito da un’emozione intensa quando per la prima volta lo sguardo sulle bambine di Tonina Cecchetti focalizza l’assenza di arti superiori, di un volto, di un’espressione e, addirittura, di un capo. Eppure, le “sue bambine” si presentano di solito così: senza braccia, senza collo e senza testa.
L’incontro con la bambina interiore
Lo strappo, è però necessario, quasi dovuto. Solo così è possibile immergersi interamente in quella dimensione intima altrimenti negata, in un inconscio collettivo che custodisce gelosamente l’infanzia più autentica.
Ma niente paura.


Ad illuminare la strada, in questo percorso di ricongiunzione con quella bambina interiore, ricca di verità e talenti, che molte donne e ragazze cercano di ritrovare, c’è l’oro zecchino utlizzato dall’artista a copertura della parte cava delle sue sculture in ceramica. A volte, oltre all’oro, è possibile trovare anche elementi in finissima porcellana, come le delicate roselline che decorano il gonnellino ed il cuscino di una delle sue bambine. (particolare della foto di copertina).
La formazione
Il percorso di Tonina Cecchetti inizia con un’infanzia tra Toscana ed Umbria ed una passione per l’arte che sfocia nella scelta dell’Istituto d’arte di Gubbio, prima, e in quella dell’Accademia di Belle Arti di Perugia poi. Con con un diploma in pittura, ed il massimo dei voti, il desiderio di continuare a sperimentare non si ferma.
“Mi sono dedicata molti anni alla pittura fino a che questa pittura è diventata tridimensionale. Sovrapponevo diverse tele e andavo oltre.
La bidimensionalità non mi bastava. Volevo che l’opera venisse osservata da entrambi i lati. Sono approdata così alla scultura.”
Con l’insegamento all’istituto d’arte di design della ceramica, la ceramica è stata sempre un medium con cui sperimentare anche altri materiali (tra cui: pelle animale, marmo). Ciononostante, negli anni l’interesse per la ceramica non ha mai trovato riposo portando, in più di vent’anni, ad una vasta di produzione di opere.
Isabella Rossi
Pretiosa, otto artisti a Perugia
E’ stata inaugurata sabato scorso alla Galleria d’arte Wow di Perugia, la mostra collettiva “Pretiosa“, a cura di Giorgio Bonomi, che porta nel capoluogo umbro otto noti artisti: Mirta Carroli, Tonina Cecchetti, Francesca Della Toffola, Elena Diaco Mayer, Domenico D’Oora, Candida Ferrari, Sandi Renko, Simona Uberto. Diversi i linguaggi, l’età, la provenienza e la formazione, stessa la scelta di inserire oro e argento su tela e su altri materiali, fino alla creazione di gioielli pensati come “sculture per il corpo”. Sarà possibile partecipare fino al 25 aprile 2026, ingresso gratuito
Gli otto artisti presentati dal curatore
Domenico D’Oora è un artista astratto orientato a opere monocrome. Tra i colori da lui usati c’è spesso il giallo, applicato sulla tela o su altri supporti come l’alluminio. Le righe aggettanti di colore provocano un affascinante gioco di luci e ombre che permette il superamento di una possibile algidità della monocromia.
Sandi Renko si muove invece tra astrazione e optical art. Le sue immagini geometriche dipinte su canneté (cartoncino con coste parallele in rilievo), offrono infatti visioni differenti a seconda di come l’occhio si posiziona davanti all’opera. D’altra parte, i suoi gioielli, riprendendo le immagini dei suoi quadri, fanno si che il gioco delle percezioni differenti avvenga sul corpo di chi indossa la spilla o la collana.
Elena Diaco Mayer è un’artista che fa dell’oro e dell’argento il colore totalizzante della sua opera: una pittura particolarmente luminosa, ma mai lussuosa, capace di catturare sia lo sguardo che l’intelletto, guidandoli tra pensiero e memoria. Particolarmente affascinanti i suoi specchi argentati che rendono partecipe lo spettatore.
Candida Ferrari – artista le cui opere si basano sulla luce e la trasparenza – usa materiali come plexiglas, carte lucide, colorate e fogli speciali. Si tratta di dipinti che, proprio per l’assenza del telaio e l’ondeggiare libero dei fogli, lasciano filtrare la luce. Quando il foglio è d’oro, la luminosità è potenziata e i riflessi cangianti provocano effetti affascinanti.
Simona Uberto lavora con l’installazione e la fotografia. In mostra sono presenti due opere della serie Fata Morgana che rappresentano originali paesaggi colti nella loro illusorietà. Le fotografie sono stampate su alluminio lucido che appare come argento, staccandosi metafisicamente dall’immagine naturalistica.
Tonina Cecchetti realizza opere in terracotta dipinta. Le sue figure – in questo caso di bambini – sono sempre ironiche, a volte serene e gioiose, mentre talvolta riflettono il cinismo e il dramma propri non delll’artista ma del mondo reale, che Cecchetti riesce molto bene a rappresentare.
Mirta Carroli è scultrice di opere di medie e grandi dimensioni, solitamente in ferro. I gioelli in mostra sono piccole sculture realizzate con una lega metallica dorata, a volte con l’inserimento di pietre (ametiste, amazzonite). Gli orecchini e i bracciali esposti sono quindi più sculture da indossare che semplici gioielli, nelle quali la preziosità è data non dai materiali ma dalla poetica delle creazioni.
Francesca Della Toffola si esprime con la fotografia e, nello specifico, con l’autorappresentazione, nella natura o in luoghi abbandonati. Il tondo, è la forma con la quale predilige incorniciare le sue opere, mantenendo così la circolarità dell’obbiettivo fotografico. Dalle immagini fotografiche l’artista ricava dei piacevolissimi gioielli.
Giorgio Bonomi