body shaming

Fat shaming, basta! Storia di una ghost-writer complessata che ritrova se stessa

Fat shaming basta! Stop alla vergogna istituzionalizzata. Questa è la storia di Dietland, dove una ghost-writer obesa e complessata ritrova se stessa e supera il fat shaming istituzionalizzato quotidiano con nuove armi.

Una ghost-writer obesa (Joy Nash) risponde alle lettere indirizzate a Kitty (Julianna Margulies) senior executive di Austin Media, di cui fanno parte una serie di riviste, contribuendo al successo dell’immagine pubblica dell’ambiziosa manager. Ma la vita di Plum Kettle, come il suo lavoro, è costretta all’anonimato. Lei che vorrebbe diventare a tutti gli effetti redattrice della rivista con cui collabora “segretamente”, si ritrova prigioniera di un circolo vizioso: casa, riunioni ed il locale di quartiere dove, per sbarcare il lunario, prepara torte e dolcetti. Una vita di solitudine tra libri, scrittura, la mamma al telefono e l’amico gay proprietario del locale dove lavora. Tuttavia, entro quei confini ridotti e protetti, a Plum non sono risparmiate continue umiliazioni.

Fat shaming come prassi sociale

Insulti per strada, battutine sprezzanti nell’ambiente di lavoro e chiare pressioni anche da parte della facilitatrice del gruppo di persone con problemi di sovrappeso che frequenta. Grasso è sbagliato ed inopportuno, non bello, e va assolutamente eliminato. Plum ne è convinta, tutto sarebbe diverso se da quel corpo morbido e tondeggiante uscisse un’altra donna: Alicia (vero nome di Plum). La versione perfetta e socialmente accettabile di Plum. E visto che invece le diete falliscono miseramente, nonostante gli sforzi e la progressiva diminuzione di calorie, la protagonista di Dietland è disposta a pagare sottoponendosi ad un bypass gastrico. Ma nonostante tutti i suoi sforzi e la sua cieca ostinazione a risolvere tutto su un tavolo operatorio, Plum-Alicia sarà costretta, grazie all’intervento di una serie di donne e di eventi, a ritrovare se stessa prima di decidere come gestire il proprio corpo e la propria vita.

Dietland basta diete!

Peccato che tale “risveglio” non sarà senza conseguenze. Come, perché e fino a che punto la protagonista di Dietland inizierà a prendere consapevolezza dei legami tra la sua vera natura e le regole scritte e non scritte della società in cui vive, è l’aspetto più interessante e forse più rivoluzionario della serie tv incompiuta che dopo una prima stagione affatto deludente è stata cancellata per questioni di audiance. Eppure il caso di Plum si faceva interessante.

Altro che calorie! Per dimagrire serve dignità

Non tanto per il suo avvicinamento ad una, inaspettata, organizzazione terroristica chiamata Jennifer che ha fuso la coscienza della necessità di un riscatto del genere femminile con la sua attuazione violenta, contro uomini che odiano le donne. O i contatti con un’altra organizzazione che per altre vie si prefigge di fornire supporto a donne vittime di violenza. Ma per le connessioni tra persone, fatti ed eventi e per la metamorfosi della protagonista che illuminano un universo di relazioni e nessi che non possono lasciare indifferenti. Come andrà a finire? Forse aiuterebbe leggere il libro di Sarai Walker, autrice dell’omonimo bestseller e attivista femminista per i diritti ed il rispetto della dignità delle persone in sovrappeso, che con il suo bel viso e le sua forme molto assomiglia alla protagonista Plum-Alicia.

Serie tv annullata!

La prima stagione della serie Dietland – ideata da Marti Noxon e basata sul romanzo di Sarai Walker – trasmessa da Prime Video in Italia nel giugno del 2018- era terminata con “un successo di critica e di pubblico” come aveva fatto sapere Amc, la rete televisiva americana che l’ha trasmessa. Ma a deludere e scoraggiare la prosecuzione della serie sarebbero stati invece i numeri degli ultimi episodi. E così la seconda stagione della serie non si farà. Peccato perché in un mondo dove, soprattutto per una donna, la magrezza è mezza bellezza ed i casi di anoressia sono in aumento anche tra gli uomini, parlare di dignità della persona a prescindere dal peso, avrebbe avuto un suo perché.

One Reply to “Fat shaming, basta! Storia di una ghost-writer complessata che ritrova se stessa”

Comments are closed.