“E’ come se i miei quadri si dipingessero da soli. Entra in azione un alterego e tutto avviene molto velocemente”
Ha riscosso un successo di pubblico e già diverse opere vendute la prima personale di Edoardo De Sensi, in arte Dingo Grimm, giovane artista emergente ma già calorosamente accolto nel panorama artistico cittadino. Lo stupore che la relativamente insolita velocità di approdo potrebbe suscitare, si trasforma in meraviglia a cospetto di alcuni suoi lavori, capaci di una potenza espressiva magnetica. Ospitati dalla neonata Enotecagiò di via Mazzini, nel cuore della movida perugina, la mostra è stata inaugurata il 5 luglio scorso, in un centro storico colonizzato dal popolo di Umbria Jazz, con grande soddisfazione dell’artista e del curatore, Angelo Moretti.
Perchè Dingo Grimm?
Il dingo è un cane considerato dagli aborigeni quasi umano, tanto da venire sepolto insieme alla famiglia. Cane sì, ma indispensabile spiritualmente. E Grimm dalle fiabe dei fratelli Grimm.
Che tipo di formazione hai avuto?
Ho studiato al liceo classico e, dopo qualche tentativo all’università ed un anno all’estero, ora lavoro nella ristorazione. Faccio il cameriere.
Nessuna formazione artistica, come è arrivata la passione per la pittura?
Da un mio zio pittore e architetto, quando stavo con lui mi divertivo ogni tanto a fare qualcosa.
Poi, cosa è successo?
Di recente, ho attraverso un periodo difficile della mia vita, facevo il portiere di notte e avevo tutti gli orari sballati, poi sono stato aiutato. L’arte ha rappresentato il mio modo per ritrovare una connessione con qualcosa che mi appartenesse.
Quando hai iniziato a lavorare sulle opere esposte?
Tra febbraio ed aprile di quest’anno.
Come sono nate?
E’ stato un po’ come se i miei quadri di dipingessero da soli. Entrava in azione un alterego. Tutto è avvenuto molto velocemente, in pochi minuti. In un quarto d’ora, a volte. E’ un’esperienza nuova. E’ come se tutto quello che accumulo inconsapevolmente, magari facendo lo scrolling, trovi espressione sulla tela. Anche se vado veloce, sono sempre io, è un io che riconosco come parte di me. A secondo di come sto nel momento butto giù su tela, è una profusione di energia che parte dall’inconscio.
Come è andata la tua prima mostra?
E’ finita da qualche giorno. Ed è andata bene. Ho venduto diversi quadri ma ne ho prodotti già altri. Prossimamente vorrei fare qualche mostra mercato ed essere presente, mi piace parlare con la gente.

“Nel flusso continuo del fare, ogni segno che dà forma a un’emozione, un’idea, un sentimento, genera nuove emozioni, idee e sentimenti, che si rifanno segno pittorico ricadendo in picchiata sulla tela”
In the mood of Jazz
La pittura di Dingo Grimm
E=mc²
(Albert Einstein)
È noto che Claude Debussy inserì i titoli dei suoi 24 Préludes non all’inizio, ma alla fine di ogni brano, racchiusi tra parentesi e preceduti da punti di sospensione (ad esempio, …Des pas sur la neige).
Era un modo per non anteporre all’opera l’idea che l’aveva generata, lasciando al lettore dello spartito la libertà di farsene una propria prima di confrontarsi con quella del compositore.
Anche Dingo Grimm scrive i titoli delle sue opere, sul retro della tela, solo dopo averle completate, ma la sua non è una scelta “editoriale”. In realtà, l’artista non potrebbe fare altrimenti: non segue un programma o uno schema a priori che preceda la realizzazione del dipinto, e, qualora ce l’avesse, servirebbe a poco, perché l’opera cambia fisionomia pennellata dopo pennellata, spatolata dopo spatolata, secondo dinamiche sempre nuove e imprevedibili.
Non si può neanche dire, però, che il soggetto, l’idea o il pensiero restino inattivi per poi materializzarsi a cose fatte, quasi a voler separare il momento pratico del fare da quello concettuale della mente, e disporli in sequenza come i vagoni di un treno.
Dingo Grimm, infatti, abolisce la separazione fra ideazione e produzione materiale; l’invenzione – che i teorici del rinascimento ponevano prima dell’esecuzione e identificavano con il disegno – in lui attraversa l’intera fase esecutiva, fondendosi e quasi miscelandosi con essa.
L’opera d’arte nasce da un profondo bisogno di svuotarsi, di oggettivare sé stessi e di comunicare col mondo, e questo moto istintivo scavalca la scelta di un motivo, di un tema o di un soggetto qualsiasi, traducendosi immediatamente in gesto pittorico attraverso ampie pennellate o spatolate di colore, di densa pasta cromatica, di materia vibrante e come palpitante.
A sua volta, però, nel flusso continuo del fare, ogni segno che dà forma a un’emozione, un’idea, un sentimento, genera nuove emozioni, idee e sentimenti, che si rifanno segno pittorico ricadendo in picchiata sulla tela. In questo processo svanisce ogni distinzione fra concetto e sentimento: quest’ultimo può produrre una serie di azzurre strisciate parallele, che suggeriscono l’idea di un banco di alici che nuotano in mare, pronte a risuonare nell’animo del pittore suscitando nuove sensazioni. Queste, a loro volta, chiedono di essere espresse e farsi segno, forma e colore, in un ciclo continuo fino al compimento del dipinto.
Scopriamo così, in Dingo Grimm, un procedere del tutto peculiare: la coscienza e il segno pittorico non sono entità separate, ma facce di una stessa medaglia; si convertono continuamente, senza sosta, l’una nell’altra; proliferano generandosi a vicenda, come in un processo osmotico che coincide con la realizzazione stessa dell’immagine.
Ѐ questa continua metamorfosi a regalare una sorprendente ricchezza figurativa alle sue creazioni, dove si alternano oscure profondità e luci abbaglianti, fiumi di denso colore e graffi taglienti, simboli arcani, archetipi primordiali, elementi biografici e richiami naturalistici.
La sua pittura manifesta, infine, un’idea del mondo e della vita: l’io e l’immagine sono vasi comunicanti che non esistono di per sé, ma solo nella loro relazione dialettica, così come nella fisica contemporanea l’energia e la materia si rovesciano senza sosta l’una nell’altra, scambiandosi eternamente le parti.
Angelo Moretti.
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