Incontri e Ricordi
di Giorgio Bonomi

Tomaso Binga, nato Bianca Pucciarelli e Beverly Pepper, che trovò a Todi spazi ed ispirazione



Tomaso Binga e Beverly Pepper
Nel mese scorso abbiamo parlato di Maria Mulas, ora racconterò delle altre due artiste.
Tomaso Binga nasce Bianca Pucciarelli nel 1931 a Salerno; nel 1959 sposa lo storico e critico d’arte Filiberto Menna; nel 1971 inizia ad esporre e, in polemica con il “maschilismo” imperante anche nel mondo dell’arte, assume il cognome Binga e il nome maschile Tomaso, in onore di Filippo Tommaso Marinetti che aveva composto poesie “sonore” e “parole libere”.
Binga è poetessa, performer, artista visiva. Quando “recita” le sue composizioni poetiche è straordinaria: i concetti sono sempre connotati dall’ironia, dalla denuncia sociale e di genere, ma sono anche molto poetici.
I suoi disegni (eccezionale è l’alfabeto costituito da immagini del suo corpo che assume posizioni tali da rappresentare le lettere) e le sue fotografie suscitano il sorriso ma anche la riflessione profonda.
L’ho invitata ad una Biennale di scultura di Gubbio come “scultura vivente e parlante”, infatti nella Piazza dei Consoli sulle scale del Comune e nel Parco Ranghiasci della città dei Ceri “recitò” i suoi componimenti con grande interesse da parte del pubblico.
Nonostante la sua bravura e nonostante, ma forse proprio per questo, fosse la moglie, come già detto, di uno dei principali critici d’arte italiani, Filiberto Menna precocemente scomparso, non ha avuto quel grande successo che avrebbe meritato. Fortunatamente ora – il tempo è galantuomo! – si sono accorti del suo valore e viene invitata a mostre e performance che ancora esegue con intensa capacità nonostante l’età avanzata.

Mi piace ricordare un aneddoto riguardante Filiberto Menna. Alla fine del 1987, nel mondo dell’arte, si facevano i nomi dei possibili dirigenti della prossima Biennale di Venezia (Presidente, Direttori dei settori Cinema e Arti visive), per quest’ultima si faceva il nome proprio di Menna, tanto che una sera a Roma, in una cena dopo un vernissage, in cui c’era pure il critico, qualcuno propose un brindisi in suo onore per l’imminente nomina. Io, sornione, commentai: “Ma cosa si festeggia, ancora non sono stati nominati il Presidente e il direttore per il Cinema, le due cariche più importanti, che occorre attendere prima di avere il nome per le Arti”. Infatti era prassi la spartizione tra i tre principali partiti DC, PCI e PSI, quindi dato che le due cariche più ambite andarono alla DC e al PCI e Menna che era in quota PCI restò escluso!
Con Beverly Pepper (1922-2020) ho avuto un rapporto meno stretto ma di grande stima. La conobbi tramite Piero Dorazio e frequentai la sua casa a Torre Gentile, nella campagna vicino Todi, dove si era trasferita assieme al marito Curtis Bill Pepper, importante giornalista e scrittore ed anche abilissimo creatore di cocktail che offriva e che gustava con grande piacere. Scultrice, carattere un po’ duro, Pepper si era specializzata nella scultura in metallo, non solo e non tanto di piccolo formato, quanto di grandi dimensioni per spazi pubblici all’aperto. Ma ha usato anche altri materiali come il marmo, con cui realizzò una bellissima scultura che ebbi l’onore di esporre nel Parco dell’Hotel Bramante di Todi.
Ha voluto lasciare molte opere a Todi dove si può ammirare un bellissimo parco di sculture da lei donate. Ricordo che Beverly Pepper appartiene a quella numerosa “colonia” di artisti non umbri che decisero di risiedere a Todi o nelle vicinanze, per viverci sempre o per alcuni periodi dell’anno, i principali dei quali sono Piero Dorazio, Beverly Pepper, Nino Caruso, Nini Mulas, Alighiero Boetti, Eliseo Mattiacci.
Giorgio Bonomi