Incontri e Ricordi
di Giorgio Bonomi

“Ha realizzato opere riprendendo la pavimentazione delle strade, le immagini riflesse nelle pozzanghere o sulle vetrine, trombe di scale particolari eccetera, realizzando immagini a volte surreali, altre poetiche, anche ironiche o evocative.”



Maria Mulas
Pensando a tre grandi artiste, Maria Mulas, Tomaso Binga e Beverly Pepper verrebbe da recitare il primo verso di una famosa Canzone di Dante Alighieri, “Tre donne intorno al cor mi son venute”, infatti con esse, seppure in forma molto molto diversa, ho avuto un rapporto di grande stima e di solida amicizia.
Cominciamo il ricordo di queste con Maria Mulas (delle altre due in un prossimo “Ricordo”) con la quale sicuramente il rapporto, professionale e di frequentazione, è stato più stretto e continuo.
Maria è una bravissima fotografa o, meglio, come lei stessa si definisce “un’artista che usa la fotografia”. Eccezionale ritrattista, ha fotografato artisti, attori, letterati, premi Nobel, personalità della cultura, italiani e stranieri, tutti tra i più importanti. Appartenente ad una famiglia di illustri fotografi – si pensi al fratello Ugo Mulas che ha documentato in modo straordinario il mondo dell’arte contemporanea – ha frequentato l’arte contemporanea possiamo dire quotidianamente, infatti tutti i pomeriggi girava per mostre e gallerie d’arte a Milano, spesso con due amici tra i più stretti, Gianni Colombo e Emilio Tadini, scattando decine di foto. Era fatta così: per la strada si fermava ogni momento per fotografare negozi, persone, scorci, tanto che una volta a Venezia, avendo io un appuntamento e lei ritardando il passo, mi spazientii.
Quando mi fece il primo ritratto, nel 1993, seduto su una sedia nel suo studio, scattò molti rullini – usava l’analogico e non il digitale – per poi darmi… una sola immagine (ovviamente la più riuscita!). Se non conosceva bene il soggetto che ritraeva, mentre scattava, gli faceva domande sulla sua vita, sul suo pensiero così da penetrare nell’intimo della sua personalità, dato che il “ritratto” d’artista non è una fototessera da cabina ma un’immagine non solo dei tratti esterni ma anche, e soprattutto, della sua interiorità più profonda.

Oltre i ritratti, Maria ama “creare” immagini partendo da dati di realtà e senza postproduzione. Ha realizzato opere riprendendo la pavimentazione delle strade, le immagini riflesse nelle pozzanghere o sulle vetrine, trombe di scale particolari eccetera, realizzando immagini a volte surreali, altre poetiche, anche ironiche o evocative.
Non si è mai curata del cosiddetto “mercato” dell’arte e infatti non vende molto, eppure è stata amica e ha fotografato più volte gente famosa e molto ricca come Miuccia Prada o Inge Feltrinelli che la invitavano alle feste ma…non le hanno comprato nemmeno una foto! Maria è così, generosa e disinteressata.
Una sera, a cena nella sua casa, situata nel centro originario e più antico della città, vicino a Sant’Ambrogio, c’erano vari invitati tra cui Gillo Dorfles, il famoso critico che aveva già superato da tempo i novant’anni. Alla fine del pasto, viene portata in tavola una bellissima cassata siciliana che quando ne veniva offerta una fetta ai commensali, uno rifiutava perché era diabetico, un’altra perché era a dieta, altri ne chiedevano solo un piccolo pezzo, invece Dorfles ne volle, e la mangiò di gusto, una fettona e poi chiese a Maria, dopo mezzanotte, di chiamargli un taxi e se ne andò solo e “pimpante”, nonostante il fardello degli anni.
Ho esposto i lavori di Maria Mulas e ho scritto su di lei molte volte, e in qualche caso ho redatto i testi critici in forma di epistola; ricordo la personale a Firenze in una bellissima galleria dietro il Duomo, quella alla Rocca Paolina di Perugia dove appese le fotografie con le mollette su fili tesi (come i panni di bucato), quelle a Ravenna, a Milano nella più longeva galleria italiana, Il Milione, e a Londra all’Istituto Italiano di Cultura e in altre occasioni.
Lasciamo Maria Mula e ci risentiremo nelle prossime settimane, quando ricorderò le altre due artiste, Tomaso Binga e Beverly Pepper.
Giorgio Bonomi