yuni lee Perugia

Intervista a Yuni Lee

Emotion code

Come le emozioni umane ridefiniscono le mappa cittadine. La prima personale italiana di Yuni Lee, artista sudcoreana che decodifica l’anima delle città

Con la sua prima mostra personale, Emotion code, dal 27 settembre al 28 ottobre, alla Galleria Wow di Perugia, debutta in Italia l’artista sudcoreana Yuni Lee portando nel capoluogo umbro una serie di opere dedicate alle città. L’artista visiva (oltre alla pittura lavora con video, installazioni e media digitali)  si è formata in Pittura alla Hongik University (Seul) e in Fine Arts alla Sangmyung University (Seul). Nella serie Emotion Code, la pittura è al servizio di emozioni e memorie, vibrazioni raccolte in varie città, che trovano una loro precisa codifica in colore, forma, ritmo e densità. In particolare, texture e rilievo tattile, formatisi dall’accumulo di strati di colore opaco e trasparente, creano gli strati che decodificano densità del tempo e delle emozioni accumulatesi nelle città, rivela l’artista. Unità minime creano mappe inaspettate, rivelando ciò che per lo più è invisibile agli occhi. Quali sono, dunque, le forme vibrazionali di una città e come interferiscono con gli individui? La risposta è nelle opere dell’artista che ha esposto in varie personali e collettive in Usa, Europa, Asia e Corea.

Roma, dettaglio

Osservando le opere esposte a Perugia si è trasportati in un viaggio multidimensionale. Alle mappe cittadine che abbracciano un macrocosmo di interazioni e relazioni, si contrappone la preminenza di forme geometriche e organiche. Il movimento, manifesto o immanente, sembra essere quasi sempre presente. Ma lo sguardo può soffermarsi anche là dove il movimento finisce ed una staticità ieratica irrompe. Il viaggio nella profondità della forma fa emergere pattern palpitanti, nuovi paradigmi capaci di integrare opposti senza pretendere che perdano i loro confini. La sacralità di ogni identità è spesso il punto di partenza e di arrivo di una ricerca artistica. Concorda con l’interpretazione che diversi elementi nelle sue opere mantengono la loro identità pur formando un ordine più ampio?

Sì, è un concetto che sento molto vicino. Il mio lavoro parte da un’unità pentagonale che ricorda una casa; ogni unità rappresenta una presenza e un’emozione individuali. Ripetendosi e collegandosi tra loro, queste unità danno vita a un’immagine più ampia della città. In tale immagine, strutture geometriche e flussi organici, movimento e quiete, convivono senza annullarsi a vicenda.
La sua osservazione sull’identità di ogni essere tocca un aspetto centrale della mia ricerca. Esploro il modo in cui l’individuo cambia attraverso le relazioni e ciò che, invece, rimane esclusivamente suo. Per me, l’identità non è tanto una risposta definitiva, quanto piuttosto una domanda che alimenta il progresso della mia pratica artistica.

Osaka

Come è cambiata la relazione con le città?

Inizialmente, percepivo la città attraverso i suoi edifici, le strade e le mappe. I numerosi traslochi della mia infanzia mi hanno fatto comprendere come cambiare luogo potesse trasformare il mio stato d’animo. A poco a poco, ho iniziato a vedere la città come un luogo in cui si stratificano i ricordi e le emozioni delle persone.
Nei miei primi lavori, esprimevo la struttura urbana attraverso la ripetizione e l’aggregazione di unità pentagonali. Più di recente, con *Emotion Code*, mi sono concentrata sui sentimenti racchiusi in quella struttura. Trasformo le emozioni vissute in un luogo in colore e ritmo, esplorando come i sentimenti individuali si fondano per plasmare la vita emotiva di una città. Anche Perugia, per me, è molto più di un semplice paesaggio da ritrarre: è una città che sto imparando a conoscere attraverso incontri e relazioni.

Quali ricordi porterà a casa da questo suo viaggio in Italia?

Credo che ricorderò con particolare vividezza le conversazioni nate grazie al mio lavoro. Sono curioso di vedere come il pubblico italiano reagirà agli interrogativi su città ed emozioni che hanno preso forma inizialmente durante la mia esperienza in Corea. Porterò con me, come un bene prezioso, anche i colori e la luce delle strade di Perugia, i volti delle persone incontrate e il tempo trascorso a preparare la mostra insieme a Daniela e Angelo. Una volta a casa, spero di osservare come questi ricordi si trasformeranno dentro di me e di portarli con me nelle future opere del progetto *Emotion Code*.