Per l’edizione 2026 della Factory fest avete scelto un filo conduttore molto suggestivo, che è poi una condizione sempre più presente nel sentire comune: Fuori di sé. Perché e con quali conseguenze per la vostra manifestazione?
Grazie per la domanda, l’attenzione e la possibilità di poter approfondire. L’uscita di sé dal nostro punto di vista rappresenta la possibilità di uscire dall’individualismo, dall’ego, per andare a incontrare l’altro/a in uno spazio aperto, che è Factory Fest. In questa possibilità di incontro che è rivolta ad una comunità che si definisce e ridefinisce di continuo e che include tutto ciò che succederà nelle due settimane di programma vorremmo che avvenisse la festa delle arti performative. Attraverso le proposte artistiche, l’atto performativo, i workshop, gli incontri pubblici e in generale la possibilità di abitare un contesto di questo genere, vorremmo creare un humus in cui lo spettatore è partecipante come il perfomer, o l’operatore, e in cui sia possibile ricomporre il senso dello stare insieme, come un grande coro antico e moderno. Fuori di sé è anche quel focus tematico che attraversa nelle varie modalità gli artisti/e e i percorsi di questa edizione 2026.
Nella presentazione del vostro programma avete parlato di “festa non come intrattenimento, ma azione comune, presenza condivisa”. Più che un invito alla fruizione, un invito alla partecipazione. Ma quali buoni motivi dovrebbero spingere qualcuno oggi a rinunciare a contenuti on demand, comodamente fruiti dal divano, per partecipare ad una festa?
Perché avviene qui e ora, in questo momento, e non può avvenire altrove. Perché possiamo essere presenti con la mente e soprattutto con il corpo. L’atto performativo, in alcuni casi anche legato a dei contesti pubblici, site specific, immerisivi, é quel momento che può permettere a una comunità di vibrare e di riconoscersi di nuovo, come avviene tramite i grandi maestri e grandi artisti del passato e del presente. Questo riconoscersi, incontrarsi, sentirsi corpo unico è quell’atto rituale antico, unico e potente che per noi rappresenta la festa.
Tutto il programma dell’edizione 2026
Il vostro programma è ricco di offerte e suggestioni che attraversano le arti performative, dal teatro alla danza, dalla musica alla performance. Le ottime descrizioni ne guidano sinteticamente una interpretazione. Ma tra le parole e lo spettacolo a volte si insinua il dubbio che la cultura possa essere qualcosa di distante, faticoso. Come superare, allora, il timore di buttarsi?
Si supera se si ha voglia di giocare, sperimentare, mettersi in gioco. Uscire di sé, da sé, magari anche da una comfort zone.Con un po’ di sana curiosità si può fare. Poi la fatica, in alcuni casi, fa parte del gioco, come in tante altre situazioni, è proprio la componente utile e necessaria affinché si possa apprezzare quello che stiamo facendo. Il timore, la paura, si superano anche se il contesto lo permette, e in questo caso Factory Fest vuole essere questo spazio di libertà ed esperienza, senza giudizio e pregiudizio alcuno.
Come direzione artistica, quali sono state le difficolta più grandi e le soddisfazioni che avete incontrato nella costruzione del programma di Factory Fest 2026?
Le difficoltà sono più o meno le solite, legate al reperimento di risorse economiche, a quelle più tecniche legate alle proposte artistiche e agli spazi, a quelle organizzative /logistiche in un programma che prevede in totale quasi 50 repliche. Ci sembra però che quest’anno in particolare, alcune modalità di richiesta e autorizzazioni legate agli stessi spazi e alla sicurezza, per vari motivi si siano ulteriormente complicate. Le soddisfazioni maggiori sono quelle legate alla realizzazione di una proposta artistica e culturale variegata, composita, di qualità e assolutamente coerente con l’idea di fuori di sé. I nuovi spettacoli, i debutti, le co-produzioni, i percorsi di coinvolgimento della comunità e dei pubblici, sono tutti tasselli di una grande puzzle che è Factory Fest 2026. La composizione di questo puzzle in sostanza ci convince molto.
Isabella Rossi
(nella foto di copertina: Elisabetta ed Emiliano Pergolari, direttori artistici del Factory fest, insieme a Silvio Impegnoso, responsabile dalla parte formativa)