“I miei lavori come una raccolta di Kaukokaipuu”
Dalla fotografia, analogica e digitale, alla liberazione delle storie verso una propria autodeterminazione


Osservando le sue opere si ha come la sensazione che anche per Iara Di Stefano, il perturbante, (das Unheimliche, come categoria freudiana) possa assurgere a registro espressivo e strutturale. In questa ricerca che mette al centro l’estetica dell’inquietudine, si trova del resto in ottima compagnia. A partire dalla pittura metafisica di Giorgio De Chirico alla quale, André Breton, nel suo saggio Il Surrealismo e la pittura, riconobbe proprio il potere di rendere il quotidiano “estraneo e meraviglioso”, e ben prima della pubblicazione del celebre saggio di Sigmund Freud (Sigmund Freud, Il perturbante, 1919).
Notiamo così che, anche nelle opere dell’artista romana, sempre viva è quella fondamentale tensione tra il desiderio di appartenenza ed un senso di estraneità prevalente, così forte da distruggere, a volte, linee e confini del reale. Ed è proprio di questa tensione, tra nostalgia ed inquietudine, che ci interessa parlare.
Conferma questa sensazione?
Le confermo le sue sensazioni, anche se, e con grande dispiacere, devo confessarle che la sua visione è molto più colta e bella rispetto la mia realtà. L’inquietudine e nostalgia che trova nei miei lavori partono da uno slancio che potrei definire “primitivo”: la necessità di raccontare storie. Lo scrittore Patrick Ness fa pronunciare al suo personaggio Albero, barra, Mostro (Sette minuti dopo la mezzanotte, 2011) queste parole con cui mi sento in totale comunione: “Le storie sono creature selvagge. Quando le lasci libere, chi può sapere quali devastazioni passeranno a compiere?”
Nella mia visione delle cose la nostra condizione umana è spesso accompagnata da inquietudini e nostalgie e non sempre per eventi che ci hanno attraversato. Ho scoperto tempo fa un termine finlandese “Kaukokaipuu”, che tra i suoi significati legati alla nostalgia indica la stessa per luoghi mai visitati, il desiderio o nostalgia di essere altrove. Ecco, idealmente vorrei che i miei racconti visivi fossero una raccolta di Kaukokaipuu. È fondamentale per me lasciare a chi guarda lo spazio necessario per trovare la propria storia, andare verso un suo altrove. Non svelo mai chi è “l’assassino” nei miei racconti visivi, credo fortemente che ognuno di noi abbia il suo. Ed eccoci qui. Ecco perché la sua versione la trovo molto più colta e affascinante rispetto la mia realtà.
Poi certo, per raccontare bene e in modo convincente una storia occorre tutta la parte di studio. Studio dei mezzi, studi storici, teorici, pratici… una storia infinita questa.
Come nascono i suoi lavori?
Il mio processo creativo è molto semplice, parte sempre dalla domanda: che storia voglio raccontare? E come? In base alle risposte che mi do, faccio le mie ricerche e in seguito scelgo gli strumenti: analogico? Digitale? Sarà necessario intervenire sulle opere con disegni? (Meglio ridimensionare a segni) Collage analogico? Digitale? E dipende. Dipende sempre dalla storia. Anche dai numerosi fallimenti.

Di cosa si nutre il suo immaginario a livello fotografico, pittorico e lettario? Chi sono i suoi maestri?
Sono una frana nel raccontare in modo interessante i maestri che fanno parte del mio bagaglio culturale, rischierei di banalizzarli in una lista della spesa…
Ma non voglio nemmeno essere manchevole, le citerò qualche nome. Diane Arbus, Van Gogh, il regista Terry Gilliam, Lynch che è stato genio di tantissime arti, l’illustratore Dave mcKean, lo scrittore Neil Gaiman. Invece ho molto piacere nel citarle professionisti che ho avuto la fortuna di incontrare: Sara Lando, Maurizio Cogliandro, Silvia Camporesi, Laura Manione, Machiel Botman ed il compianto Efrem Raimondi, fotografi e professionisti del settore che hanno avuto grandissimo peso per la mia formazione e soffitta delle idee.
Il mio stampatore di fiducia Sergio Casella che si è occupato delle stampe di “Di notte” per il festival Koinè, (Il festival umbro dei linguaggi contemporanei) ma soprattutto i miei colleghi, in quanto fotografi, e curatori della suddetta mostra: Tiziana Nanni e Luca Tabarrini, con cui da molti anni ormai ci confrontiamo attivamente su libri, storie, immagini e film. Le persone, dal mio punto di vista, sono universi pieni di caos e bisogna essere molto bravi a trasformare quel tessuto ingarbugliato in un’espressione capace di essere letta in modo universale. Io non sono così brava, a volte me la cavicchio, ma lo slancio è e resta primitivo.
Le opere pubblicate in questo articolo sono tratte dalla serie “Di Notte” presentata a Koinè e ancora visitabile fino al 31 dicembre al Museo del laterizio di Marsciano (Perugia)